Prefazione di Gillo Dorfles
Il volume indaga le strette e importanti connessioni tra design e management nella società moderna; come spiega Gino Finizio “il design è un’idea che, con l’ausilio della tecnologia, diventa prodotto, si interfaccia con il mercato e lo affronta, e a forza dell’innovazione il design promuove l’incontro tra domanda e offerta, nella misura in cui il disegno interpreta un bisogno; ma è anche interpretabile dall’utente. Questo incontro produce educazione e cultura se il consumo diviene uno stimolo di miglioramento del benessere materiale e intellettuale delle persone.” Tale interpretazione permette di giungere a una chiara visione circa il rapporto, spesso trascurato, o viceversa ingigantito, tra progettazione e produzione, tra momento creativo e destino aziendale. Partendo da un’introduzione storica e da alcune riflessioni sui futuri scenari, il volume indaga il concetto di impresa, sottolineando l’evoluzione del marketing e del design nella cultura contemporanea, il nascere di nuove discipline quali il design management e il design mix. L’intervento della creatività in ogni processo della produzione/vendita introduce una nuova forma di sensibilità estetica, non solo in termini di immagine, ma anche quale metafora di un più vasto insieme di significati che l’azienda associa al proprio marchio, al proprio essere. Va precisato che l’obiettivo della creatività non è solo di natura estetica, ma finalizzato a introdurre innovazione, non solo nella forma del prodotto, ma anche nella sua concezione, produzione, commercializzazione e comunicazione al pubblico. Il marketing in questi termini si propone come attività altamente creativa, che il design manager deve saper proporre e gestire. Si tratta di marketing intelligente. Se in passato l’uomo di marketing era colui che leggeva le statistiche, che inventava nuove formule di vendita, una specie di mago che non si sapeva esattamente cosa facesse (banalizzando il concetto), oggi è un creativo che individua anticipatamente i bisogni e che partecipa attivamente al processo ideativo, alla definizione del progetto, perché a lui spetta il delicato compito tradurre le idee in fatto concreto, in merce.
L’interdipendenza tra design e impresa è un dato di fatto irrecusabile: troppo spesso le considerazioni che vengono poste circa gli elementi positivi o negativi d’una progettazione per l’industria trascurano questo fattore e rischiano di confondere l’utile e il dilettevole, il gusto e la moda, l’economia e la fantasia. |