Davide Macullo – una riflessione sull’architettura

Sono le emozioni che disegnano gli spazi.

Gli edifici ci sopravvivono, quindi costruiamo per le generazioni a venire. Il nostro passaggio è un tempo da utilizzare al meglio per contribuire a permettere “ad un popolo civile di vivere nel mezzo della propria arte” (Bruno Munari).

L’architettura offre l’opportunità di dare ordine ai nostri pensieri, senza necessariamente trovare una sequenza di priorità, visto che ogni elemento, considerato per costruire l’habitat dell’uomo, può essere fondamentale nell’influenzare in modo positivo la sua vita. I due grandi temi dei quali ci prendiamo cura nel progettare, sono l’ecologia della terra e l’ecologia umana. Il costruire necessita quale primo elemento indispensabile il territorio. Esso rappresenta le due prime condizioni: quella fisica e quella sociale, necessarie alla trasformazione di una condizione di cultura della natura. La prima domanda, apparentemente semplice ma fondamentale, che ci poniamo è: “perché devo costruire questo luogo?”. Il luogo non è mai neutro e ci si presenta con dei valori unici e irripetibili. Un muro o un’apertura posizionati con uno scivolamento di un solo metro, cambiano sia il significato che la percezione di un ambiente. La parte fisica comprende tra le altre, le condizioni climatiche, geografiche, orografiche, geologiche, urbanistiche, preesistenze, ecc… . La parte sociale è segnata dalle componenti culturali presenti, come la storia, le tradizioni, i rapporti sociali, l’economia, la politica, ecc… .

Il nostro mestiere è disegnare dal contesto, fino a che l’architettura diventi il legame tra il DNA di un luogo e il suo futuro. Da lontano un edificio è una forma, più ci avviciniamo ci appare con un insieme di dettagli di un filtro tra esterno e interno, e da dentro è un mondo, il nostro mondo. Il nostro lavoro è altresì impregnato da un valore fondamentale e universale, da aggiungere alle specificità di un luogo: la psicologia dell’essere umano e la sua capacità di percezione e assimilazione dello spazio attraverso i sensi e l’intelletto. L’analisi di questi temi si dirama in molte direzioni e ci porta a delle riflessioni che vanno a scavare in profondità nei bisogni ancestrali dell’uomo, la sua condizione contingente, anche legata a un luogo, e le sue ambizioni future. È un tema, le cui potenzialità dipendono dalle capacità del progettista nell’interrogarsi attraverso la ricerca sia scientifica, che umanistica e personale. Fondamentale per ottenere dei risultati validi, sono la dedicazione attraverso una curiosità infinita, l’amore incondizionato per la vita, nel rispetto di ogni fattore presente, e la passione nel nutrirsi essi stessi di stati emotivi da trasformare in spazio da abitare.

Sono le emozioni che disegnano gli spazi. Ogni spazio reagisce e influisce sugli stati d’animo delle persone, influenzandone la loro vita. Questa è la responsabilità più grande che assumiamo, nel contribuire ad una crescita sostenibile anche in termini spirituali dell’uomo. Edificare nel rispetto della natura, comprende la natura umana. Il fine ultimo è provvedere a un mondo, dove ogni individuo possa coltivare il suo essere in un costante miglioramento. A differenza del passato, sia vicino che remoto, oggi l’architetto deve assumere un ruolo più umanistico e diversamente legato al campo tecnico del mestiere. Di fatto la tecnologia ha superato la capacità di assimilazione propria di un unico individuo, rendendo il costruire una materia sempre più interdisciplinare. Ed è bene che il progettista riesca a dirigere l’orchestra concentrandosi sulle emozioni dei suoni che nutrono il pubblico. 

Attualmente assistiamo ad un fenomeno generale, che spinge le persone a vivere gli spazi costruiti in modo sempre più bidimensionale. Questo è dovuto ad una serie di fattori che si sono susseguiti nel tempo, a partire da uno stile di vita più asettico dovuto forse in primo luogo all’industrializzazione della catena alimentare, all’aumento apparentemente inarrestabile della concentrazione di popolazioni in aree urbane sempre più dense, e alla facilità di spostamenti veloci, che vedono in questi ultimi anni una forte accelerazione capillare.

Il crescente utilizzo della neonata intelligenza artificiale, che si srotola sopra le maglie della globalizzazione, darà una svolta epocale alle abitudini di vita del genere umano. Siamo prossimi alla completa robotizzazione nel realizzare, stampandoli, edifici “non ancora intelligenti” da ordinare in linea. Queste riflessioni ci portano ad affinare il ruolo dell’architetto scegliendone una possibile evoluzione, che tenga conto del l’ecologia in senso lato. Anche se oggi gli spazi vengono realizzati in laboratorio, e domani saranno realizzati in situ, la figura dell’architetto sarà necessaria per dare una ragione al costruire. Immaginiamo una sostanza fluida biodegradabile, che si irrigidisce al contatto con l’aria, e stampanti 3D che la spruzzano sul posto per costruire il nostro habitat reagendo all’ambiente circostante, e seguendo una programmazione predefinita. Avremmo una pianificazione totale che mancherà della componente poetica del costruire, guidata dai dubbi e dalle emozioni umane. I limiti dell’uomo portano ad ottenere risultati sublimi, proprio perché coltivati nella sfera degli stati d’animo fragili.

Nell’universo di questi ingredienti che contribuiscono a far nascere un progetto, se ne aggiungono altri che consideriamo gli strumenti.  Il tempo è uno degli strumenti fondamentali per la Gestalt. Una costruzione assomiglia a un albero: radici-fondazioni, fusto-struttura, chioma-spazi. Vogliamo che un edificio sia un organismo intuitivo, un prolungamento dei sensi: grandi braccia per avvolgerci, grandi labbra per esprimerci, grandi orecchie per ascoltarci, un grande naso per sentire e dei grandi occhi per vedere. Un’architettura non deve aver bisogno di istruzioni per essere vissuta, ma offrire un senso naturale di orientamento, per viverla semplicemente sentendosi a proprio agio. Capire i tempi di percorrenza e di stallo ci da la capacità di rendere statici o dinamici gli spazi in funzione del loro utilizzo, lavorando sugli stati d’animo, quali: il senso di tranquillità, aggressività, paura, sicurezza, ecc… . 

Più le riflessioni sono articolate e seguono ragione e sensibilità, più l’esperienza di vivere gli spazi sarà completa e continuativa. Un luogo costruito, come uno naturale, deve trasmettere un senso di stupore nel tempo: ogni giorno così come a distanza di anni. Questa esperienza, legata alla dilatazione del tempo, ci riporta a percepire un luogo di nuovo in modo completo e non più solo in modo bidimensionale. I sensi dell’uomo sono lo strumento di misura dello spazio che lo circonda. L’incremento della tecnologia porta ad uno scivolamento dell’utilizzo delle funzioni percettive. Il compito dell’architetto ha, tra gli altri, l’obbiettivo di prendersi cura della percezione, stimolando le persone a “sentirsi” abbracciati da spazi armonici. La progettazione è il congiungimento di punti, seguendo delle priorità legate alle contingenze, su una griglia tridimensionale paragonabile al cielo stellato. 

Oltre agli elementi, gli ingredienti e gli strumenti necessari alla creazione, elenco alcuni aspetti che si possono definire le arterie del metabolismo-spazio, paragonabili alle vie vitali del corpo umano e alla loro struttura che ci permettono di godere di una sensazione positiva dell’abitare. Uno di questi è il provvedere, per ogni ambiente, ad una via di fuga visiva, in modo che una persona non si senta mai intrappolata in uno spazio. Un altro è trovare il baricentro di una composizione che ci fa sentire l’equilibrio psicofisico ad ogni scala dell’intervento, da quella territoriale a quella intima. Questa riflessione parte dal riconoscere il nostro corpo come un contenitore di fluidi che necessita un continuo bilanciamento per calibrare il nostro moto interno, evitando eccessive oscillazioni. Una gestione degli spazi e dei percorsi a spirale, completa l’esperienza percettiva in termini di benessere dell’uomo. Il principio di una strutturazione di percorsi e spazi in un moto a spirale, permette una sequenza temporale necessaria all’individuo per passare da una condizione pubblica ad una privata fino a raggiungere un contesto intimo dove coltivare i propri sogni. L’architettura deve facilitare questi passaggi armonici per permettere una coesione sociale basata sul rispetto reciproco. Il cambiamento graduale si scala, quale scansione di momenti di vita distinti ma connessi, ci aiuta a relazionarci al contesto sociale e a quello cosmico. La gestione dell’avvicinamento passa dalla scala territoriale a quella intima, e la si controlla immaginandosi di portare sul capo una brocca colma di acqua, arrivando alla meta senza rovesciarne una goccia. Una volta arrivati nello spazio più intimo di un organismo costruito, ci si trova confrontati con se stessi e da lì ci si può proiettare nell’universo, anche attraverso la tecnologia.  

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