Intervista a Chiara Spinnato | Mostra Stregherie a Monza

"Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle."

Voltaire, Lettere filosofiche, 1734

STREGHERIE

Domanda: Cara Chiara, dopo i mostri giapponesi e il successo di Yokai, a Villa Reale di Monza, porti le Streghe. C’è una fascinazione verso il mondo degli ultimi, dei reietti, di “quelli strani”?

Risposta: I mostri giapponesi sono personaggi del mito, creature leggendarie e le streghe sono figure affascinanti, anche nella loro tragedia. Entrambe sono mondi interessanti da raccontare non perché riguardano “quelli strani” ma per il carico di storie che si portano dietro.

Le streghe, e tutte quelle che così venivano definite, in particolar modo non avevano nulla in sé di “reietto” o “ultimo”, anzi erano donne che se ne sarebbero state volentieri per i fatti loro a occuparsi delle proprie cose, che fossero la comunione con la natura, la conoscenza o il sesso con chi pareva loro, senza chiedere nessun riconoscimento da nessuno.

Non avevano nessuna pretesa di andarsene in giro in corteo, come le moderne femministe che equivocando le hanno elette a simbolo, a rivendicare di essere “Streghe”. Anzi, meno si parlava di loro e meno ci se ne occupava e più sarebbero state felici.

Stregherie
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D: Luca Scarlini, curatore della mostra, nel catalogo dice che il tema della strega è continuamente presente eppure sempre rimosso nella cultura. Perché?

 

R: È la figura della strega a essere rimossa dalla narrazione culturale.

 

Donne interessate ai poteri delle piante, della luna o degli eventi naturali esistono da sempre, come esistono donne che hanno indagato sui fattori della loro femminilità che evidentemente va vissuta in maniera differente da come avrebbe voluto la “bella gente timorata”, ma anche senza farla troppo lunga sulle conseguenze del patriarcato, la storia la fanno i vincitori, e questo è quello che è successo.

 

Alla parola – strega – è stata data una valenza negativa e di loro si è parlato solo se si poteva metterle in cattiva luce. Le streghe invece, intese come donne di cultura, conoscenza e sapere hanno avuto un grande peso nella storia.

D: Chi sono le streghe e cosa sono le stregherie?

 

R: Stregheria è semplicemente un tipo di stregoneria tradizionale neo pagana. Una sorta di antica religione che unisce una ricca mitologia di spiriti e divinità rurali della tradizione etrusca, romana etc.  Le streghe riferite alla stregheria sono quindi donne che si dedicavano a queste pratiche e rituali del culto magico per influire sugli eventi e sulle persone.

 

Tutto questo è iniziato prima dell’avvento del cristianesimo fino ad arrivare ai giorni nostri col nome di Wicca, che poi si dirama a sua volta in diverse “tradizioni” differenti più o meno arcane, più o meno ufficiali o segrete.

 

D: Se pensiamo che il concetto (e l’accusa, con conseguente pena) di “strega” sia passato, ci sbagliamo vero?

 

R: Certo che ci sbagliamo. Forse ai giorni nostri si è un po’ persa, almeno nella nostra parte di mondo, la paura per la stregoneria propriamente detta, ovvero malefici, persone che se la intendono col demonio o che praticano azioni malvagie attraverso rituali magici, ma “strega” continua a essere usato per definire donne sgradite alla morale perbenista, troppo desiderate o comunque che si ribellano violentemente alle aspettative della società.

 

Altrove invece, donne perseguitate e uccise con accuse infamanti identiche a quelle del Medioevo e poco dopo, sono all’ordine del giorno.

D: Una riflessione su questi primi progetti e sul futuro…

R: Queste prime mostre hanno confermato quello che pensavamo: è vero che le mostre d’arte possono attirare persone che solitamente alle mostre si annoiano e che non hanno nessuna voglia di perdere qualche ora del proprio tempo per fingersi interessate ad essere arricchite culturalmente se sei abbastanza bravo da raccontare la tua mostra come qualcosa di emozionante e interessante.

Le persone non vanno a vedere mostre, come non leggono libri e non vanno al cinema come azione fine a sé stessa. Le persone cercano lo svago, la sorpresa, lo stimolo a essere curiose, la riflessione, lo spunto interessante di cui parlare con gli amici sui social. Talvolta il mezzo per ottenere questo è una mostra altre volte è un libro o un film su Netflix.

Quello che le aiuta è avere dei punti di riferimento che li aiutino a decidere per non perdere tempo. Ecco l’importanza di creare un brand vero, anche nel campo delle mostre d’arte.

Se sono appassionato di pittura impressionista non mi lascerò scappare nessuna mostra che esponga quadri impressionisti, come se mi interessa la seconda guerra mondiale andrò a vedere tutti i film sulla seconda guerra mondiale. Però così la scelta si riduce e quindi anche il mercato.

Però se invece conosco e mi fido di Quentin Tarantino andrò a vedere tutti i film di Quentin Tarantino, che parlino di gangster, di west o della seconda guerra mondiale. Allo stesso modo la maggior parte dei visitatori della nostra prima mostra sui mostri giapponesi è corsa a visitare la mostra sulle streghe perché si è fidata di noi e del nostro modo anti convenzionale di intendere una mostra, curiosa anche di scoprire cosa ci saremmo inventati.

Vertigo Syndrome è solo uno, il primo dei brand che abbiamo creato, quello che riguarda la produzione e l’organizzazione di mostre, ma poi quest’anno abbiamo affiancato Kappa Sutra che produrrà i giochi legate alle mostre e Bastian Balthazar Books che invece pubblicherà i libri che dai temi delle mostre nasceranno.

L’idea è quella di creare un sistema di esperienze che si leghino, rafforzandosi e arricchendosi a vicenda, ma che possano vivere anche di vita propria, uniti solo dalla missione comune di dare alle persone nuove cose coinvolgenti da fare, ascoltare, vedere o scoprire insieme a noi, che siamo i primi che ci entusiasmiamo anche solo a pensarle.



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