Intervista a Gianni Arnaudo

La sovversione del concetto di simmetria non è fine a sé stesso

Intervista a Gianni Arnaudo

 

Gianni Arnaudo, designer famosissimo e le cui opere sono esposte in tutto il mondo, ci spiega cos’è il design per lei?

Il critico d’arte, il romanziere si esprimono con le parole, l’architetto con i progetti. Il dibattito in materia di architettura è spesso incentrato sul concetto di forma, sui materiali o sulla funzione: i miei progetti invece non sono né forma, né funzione, ma un messaggio. Le mie opere di architettura, così come quelle di design, sono “progetti critici”.

Il linguaggio POP è parte del mio DNA, è una forma espressiva del “progetto critico”, che da sempre è l’impronta che connota la mia architettura, un modo di manifestare con un “segno forte”, facilmente leggibile, identificativo di un pensiero più articolato su temi culturali che travalicano quelli ricorrenti nel mondo del design, dove esiste un’offerta amplissima di oggetti non sempre distinguibili l’uno dall’altro.

Il tavolo Déjeuner sur l’Arbre – in copertina del nuovo libro – ha in sé tutti gli elementi connotanti quel linguaggio: lo sguardo ZOOM ed il cambiamento di scala, il gioco di parole che ne lega la lettura al quadro di Manet e la “dissacrazione”, hanno reso un oggetto del quotidiano – il deodorante Arbre Magique, oggi famoso come la minestra Campbell di Andy Warhol – un’icona.

Dagli anni ’60 (gli albori del design italiano) ad oggi è cambiato di più il gusto o il modo di concepire il design?

Il mondo del design è nel tempo molto cambiato dagli anni ’60, quando è iniziato un percorso virtuoso di ricerca – attuata da maestri quali, tra i tanti, i fratelli Castiglioni o Giò Ponti – rivolta a dare valore al vivere quotidiano. Negli anni 70 questo processo evolutivo ha assunto connotati ulteriori rispetto alla sola ricerca: l’uso di materiali e tecnologie innovative – come il poliuretano espanso – ha consentito la creazione di oggetti che hanno sovvertito il modo di concepire un arredamento insieme al modo di viverlo. Protagonisti di questo cambiamento sono stati i “gruppi” di giovani architetti, fenomeno collettivo che vede il suo parallelo nei gruppi musicali dell’epoca. 

Il libro, infatti, esordisce con la carta da lettere, che avevo ideato e realizzato per lo Studio65, che ora fa parte delle collezioni di alcuni musei d’Europa, tra i quali il Centre Pompidou di Parigi ed il Vitra Design Museum di Basilea, ed è pubblicato sul catalogo di quest’ultimo, riguardante mostra internazionale Pop Design, essendo stata ritenuta un esempio unico di comunicazione pop, identificativa anche del momento in cui un movimento culturale prende coscienza di sé.

Esaurita la spinta nata dalle  lotte universitarie all’interno delle facoltà ( per me era il Politecnico di Torino) e scioltisi i gruppi di studenti,  a partire dal “fenomeno” rappresentato da Philippe Stark l’immagine del designer è divenuta se non prevalente, certamente parte integrante della comunicazione relativa all’oggetto e questo ha portato ad un design  meno caratterizzato da  segni ben identificabili e connotanti un’idea, ed ad un conseguente orientamento del gusto di massa  verso  una produzione  di oggetti “di moda”,  indifferenziati e di più effimero valore. 

L’esistenza di un messaggio atemporale più profondo e la sua leggibilità attraverso l’ironia sono i motivi prevalenti per cui la maggior parte degli oggetti, che ho disegnato nel tempo – come il Tea Time per Slide ed il Dèjeuner sur l’arbre – sono stati acquisiti nelle collezioni permanenti di diversi musei internazionale.  

Come si riesce a rivoluzionare un oggetto di uso comune, come ad esempio una porta?

Le mie opere sono rappresentative del concetto di “sovversione”, inteso come atteggiamento creativo libero dagli schemi. L’idea di porta, nel tempo, è rimasta sostanzialmente invariata e soprattutto è sempre stato ripetuto il rigido parametro della simmetria del disegno, della cornice, della maniglia. I modelli di porta – che sono illustrati nel libro – costituiscono una rilettura critica dei parametri classici e della simmetria come valore emblematico di eleganza. La cornice della porta Boulevard, così come della Avenue (entrambe prodotte da Bertolotto Porte), è asimmetrica, dissacrazione di un canone classico e creazione di uno spazio prospettico virtuale, che prosegue oltre il disegno. La sovversione del concetto di simmetria non è fine a sé stesso: è funzionale a suggerire una correlazione simbolica tra il tempo e lo spazio, tra ciò che avviene prima e dopo il passaggio da uno spazio all’altro.

Nel progettare gli edifici, è più facile pensare allo spazio in termini di pieno o di vuoto? Quando si smette di aggiungere o togliere?

La cosa più difficile è progettare con un “segno forte”, che esprima il messaggio in modo identificabile, semplice e leggibile chiaramente e questo è il parametro base per il mio pensiero in architettura.

Infine: avrà un progetto preferito, può condividerlo con noi e spiegarci perché?

In realtà, tra i miei progetti di architettura già realizzati, ne preferisco due: la cantina in Barolo L”Astemia pentita” e lo stabilimento Maina. Entrambi sono progetti caratterizzati da un’idea ben definita e facilmente leggibile attraverso il linguaggio POP che, macroscopicizzando l’elemento distintivo dell’idea – con il c.d. “sguardo zoom” – focalizza l’attenzione sul messaggio, che le due architetture vogliono comunicare.

Nella cantina L”Astemia Pentita, le due cassette per il trasporto delle bottiglie di vino in macro sovrapposte,  propongono una riflessione sull’evoluzione del mondo del vino, a volte più attento al packaging che al contenuto.  Per Maina – il cui progetto sta già influenzando altre architetture – l’idea di un vistoso unico nastro rosso, che si snoda intorno ed all’interno dell’edificio, sintetizza, con un comune simbolo beneagurante, un auspicio di armonia tra Oriente ed Occidente.

Entrambi i progetti concentrano in sé le caratteristiche della mia architettura.

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