Qualche inverno prima – intervista a Fernando Rigon

Armonia di opposti è armonia dell'universo.
(Plutarco)

Intervista a Fernando Rigon Forte

Fernando Rigon, accreditato studioso del Palladio, è dal 1983 membro del comitato scientifico presso il Cisa (Centro Studi di Andrea Palladio). Già direttore dei Musei civici di Vicenza, ha curato il restauro di vari edifici palladiani, tra i quali Palazzo Chiericati e il Teatro Olimpico di Vicenza.

“Qualche inverno prima”: a cosa fa riferimento il titolo del libro?

La filologia studia l’etimologia delle parole, l’origine e le loro radici, le appartenenze, le discendenze, le modificazioni di epoca in epoca. Così si dovrebbe fare sempre anche con le iconografie delle figure nella loro nascita, sopravvivenza e migrazione di forme. Il sottotitolo iniziale del libro era infatti Etimologie iconografiche, in risalita e a ritroso dall’ultimo capitolo dedicato alla grande stagione decorativa d’età palladiana soprattutto nelle ville venete, (con l’agricoltura così dipendenti dalle stagioni), per giungere al quel “prima” dove le radici affondano nell’età romana, imperiale e tardoantica.

Qualche Inverno prima
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Stazioni dell’Uomo e del Tempo: cosa sono le Stagioni?

In iconografia il tema di più immediata evidenza è quello della rappresentazione unitaria delle quattro Stagioni, i periodi di tempo in cui l’uomo divide l’Anno, secondo scansioni dedotte da ricorrenze astronomiche e cambiamenti climatici. Le Stagioni, o Stazioni, come momenti di sosta si chiamano anche tropài

Tutti sanno che cosa sono i Tropici dove il sole ai solstizi muta direzione e accelerazione lungo l’eclittica, tra i due soltizi (sol stat = sosta del sole!) e i due equinozi, in rispondenze speculari tra le due metà dell’anno, di sei mesi ciascuna.

Come cambia nei secoli la raffigurazione delle Stagioni?

Una costante nella rappresentazione di esse è costituita proprio dalle Stagioni che ospitano i solstizi (Inverno e Estate) e le due in cui cadono gli equinozi (Primavera e Autunno), nella constatazione che in Inverno le ore del giorno ricominciano ad aumentare, insieme però con il freddo. E così all’opposto la contraddizione si ripete finché al passaggio attraverso gli equinozi anche il clima si riassesta in più congrue rispondenze. È soprattutto la temperatura a influire nella rappresentazione delle Stagioni, sia negli abiti che nei prodotti alimentari; ed è questo connotato di base a rimanere costante anche oltre il Medioevo fino al ‘500, quando ad esempio l’Autunno, incarnato da Bacco, dio della vendemmia, viene rappresentato quasi sempre seduto per indicare che le ore del giorno vanno sempre più calando.

Alle origini le Stagioni vengono umanizzate in personaggi uguali per età e corporatura, sia maschili che femminili (o addirittura bambini: i Karpòi o beneauguranti portatori di prodotti stagionali). L’andamento è ciclico o lineare, come veniva concepito il Tempo stesso che ritorna su di sé ogni anno o procede verso una meta cosmica. A Ravenna le Stagioni girano su sé stesse in una continuità senza soluzione, sono giovani adolescenti e leggiadri, vestiti con abiti che caratterizzano il clima dei quattro periodi. Oltre il Medioevo e già alle soglie dell’Umanesimo che recupera l’antichità, la miniatura di Tubinga del XV sec. ripropone con immediatezza la ciclicità, ma la arricchisce di una componente precisatasi a partire dal Tardo antico. Le Stagioni sono chiamate a evocare le quattro età della vita umana (Infanzia – Giovinezza – Maturità – Vecchiaia) e i quattro Caratteri o Complessioni, fissati dalla medicina antica in corrispondenza in Sanguigno – Collerico – Flegmatico – Melancolico. Viene anche confermato il rimando di ogni stagione con i quattro Elementi che si credeva componessero la materia nei trinomi Primavera – Aere- Sanguigno; Estate – Fuoco – Collerico; Autunno – Terra – Flegmatico; Inverno – Acqua – Melancolico). A Maser si conferma l’opzione rinascimentale di affidare a quattro Dei dell’Olimpo classico la rappresentazione delle Stagioni e anche degli Elementi. Nelle lunette sono Cerere e Bacco a rappresentare l’Estate e l’Autunno, mentre Proserpina – Primavera e Plutone – Inverno alludono esplicitamente agli Elementi Aria e Terra. Frequenti infatti sono le inversioni di Elementi Terra e Acqua tra Autunno e Inverno e viceversa.

Chi è Proserpina e cosa rappresenta?

Proserpina era la figlia giovinetta di Cerere, dea madre dei prodotti della Terra (fiori, grano, frutti); fu rapita in Primavera, la sua Stagione, da Plutone, il vecchio dio degli Inferi, che la portò con sé nell’ invernale regno dei Morti per farla sua sposa. Alla reazione di Cerere che bruciò la Terra, Proserpina fu restituita alla Madre nelle tre belle stagioni quando il mondo al ritorno di lei comincia a rifiorire e fruttificare. Proprio da allora si cominciò a ripartire l’Anno nei quattro periodi in cui la fanciulla ritorna al suolo o si nasconde nel sottosuolo con il suo sposo invernale. L’Inverno è il protagonista di questo libro in cui Stagioni, Anno, Tempo e connessi hanno il “nome proprio” con l’iniziale maiuscola in quanto soggetti agenti, perché la sua iconografia non è di immediata soluzione come invece per le altre Stagioni. Nel periodo in cui tutto sembra morire e la terra sembra chiudersi in sé stessa, l’uomo ridiventa cacciatore e raccoglitore, da coltivatore che era. Quindi l’attributo di Inverno diventano le anatre e i cinghiali, con l’elemento più connotativo del habitat paludoso di queste prede, la sterile canna o l’arido giunco.

Qual è o potrebbe essere l’iconografia contemporanea delle stagioni?

Il fondamentale settore alimentare che garantisce la sopravvivenza ha già il suo prodotto pop  a livello planetario che è la pizza, la cui variante più appetita si chiama “Quattro Stagioni”: un’iconografia del palato e degli occhi, insieme. Comunque alle Stagioni che come il Cielo si diceva “danzino in eterno” (vedi Ravenna) sarebbe pertinentissima una iconografia corporea (body art) imperniata appunto sul ballo, con un aggiornamento di sottofondo di musica che attualizzi quella vivaldiana. Niente è più globale e determinante nella vita dell’uomo e nella sua rappresentazione che la quaterna stagionale in cui ogni anno l’esistenza si va scandendo, come sa bene la Moda che veste l’uomo assecondando o contrastando le varie temperature.



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