Yokai: i mostri giapponesi in mostra a Monza

Un viaggio fantastico con storie che miscelano mito, brivido e mistero attraverso duecento opere dei più spaventosi artisti giapponesi del XVIII e XIX secolo.

YŌKAI
Le Antiche Stampe dei Mostri Giapponesi
in mostra a Monza

Incontriamo Chiara Spinnato, fondatrice di Vertigo Syndrome,
che si occupa di ideazione, organizzazione e produzione di mostre
con un taglio tutto suo personale e molto brillante.

D: Partirei proprio da questo, Chiara: com’è nata l’idea (o forse l’esigenza) di fondare una tua società dedicata all’arte e alle mostre?

R: Organizzo mostre da ormai più di venti anni e mi sono resa conto che tutte le mostre, comprese quelle che ho organizzato io stessa… sono noiose! Davvero molto noiose, tutte! Noi organizzatori siamo perlopiù storici dell’arte e compiamo tutti questo fatale errore di pensare le mostre immaginando che i nostri visitatori siano appassionati o studiosi. Io non voglio che sia così. Voglio parlare a chi di arte non ne sa nulla, a chi associa il concetto di “mostra d’arte” a qualcosa di mortalmente pesante da vedere, voglio che le mie mostre siano capaci di interessare tutti.

Non “tutti” in senso assoluto, perché una cosa “per tutti” finisce sempre per non essere davvero per nessuno, ma tutti quelli che cercano qualcosa di nuovo da fare che li entusiasmi, li faccia sentire informati e dia loro nuovi argomenti interessanti dei quali parlare con gli amici.

 Per questo motivo ho fondato Vertigo Syndrome.

Yokai
€ 45,00  42,75
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D: Il 29 aprile è stata inaugurata Yōkai, alla Reggia di Monza e dal 30 la mostra è stata aperta al pubblico. La prima domanda è: chi sono i Yōkai del titolo?

R: Yōkai in giapponese significa letteralmente mostri. Molti di questi spiriti provengono direttamente dalle pagine della mitologia e della cultura popolare, trasmessa attraverso le generazioni.

D: Il Giappone è il mondo della fascinazione per eccellenza: l’arte giapponese è capace di sublimare il bello come il brutto e di creare universi fantastici. Cosa ci propone la mostra a Monza che non abbiamo ancora visto?

R: La mostra presenta duecento opere del XVIII e XIX secolo, tra stampe, rari libri antichi, abiti, armi, spade, un’armatura samurai, oltre a 77 preziosi netsuke, piccole sculture in avorio, della famosa collezione privata Bertocchi, finora mai mostrati al pubblico, così come un rotolo a scorrimento lungo 10 metri, anche questo esposto per la prima volta, che racconta la vicenda di Shutendoji, una creatura mitologica (Oni) a capo di un esercito di mostri che infestava il monte Oe nei pressi di Kyoto.  Un’ulteriore opportunità più che eccezionale offerta dalla mostra Yōkai è la possibilità di ammirare alcuni dei famosi quaderni manga di Hokusai e altri suoi capolavori. 

La mostra poi, soprattutto, propone cose che non avete mai sentito. Ogni sala infatti è accompagnata da una voce dello spirito di un vecchio samurai che racconta le storie leggendarie che hanno inspirato le opere in mostra.

D: Come avete organizzato, insieme al curatore, il percorso della mostra?

R: Collaboro con Paolo Linetti da anni. Paolo è un profondo conoscitore dalla cultura e dell’arte giapponese. Ho deciso di fare entrare nel nostro team di ideazione anche una terza figura, quella di un pubblicitario, Filippo Giunti, mio socio in Vertigo Syndrome, che ci ha accompagnato e guidato nel calibrare testi e audio, nozioni ed emozioni all’interno del percorso. Dalle nostre diverse storie e competenze è nato questo percorso e un modo molto inusuale per le mostre d’arte di farlo conoscere. Tanto inusuale che l’ufficio stampa che ho usato per anni, uno dei più noti nel mondo dell’arte, si è rifiutato di lavorare con noi e mi ha costretto a cercarne in corsa uno nuovo… 

Il percorso espositivo, suddiviso in undici sezioni, è pensato come un viaggio all’interno dell’immaginario giapponese, e si apre con una sala immersiva che farà rivivere al pubblico l’esperienza della tradizionale prova di coraggio dei samurai del Rituale delle cento candele. I visitatori fanno il loro ingresso in una stanza totalmente buia, illuminata soltanto dalla fioca luce di cento candele che rivela la presenza delle opere.  Le candele si spengono poi una ad una accompagnate dalla voce roca di un attore che impersona il fantasma di un vecchio samurai, morto dopo essere impazzito per aver incontrato un vero mostruoso Yōkai nella notte.

D: Quali sono i pezzi su cui consigli di fermarsi con maggiore attenzione? E perché?

R: Sicuramente consiglio la sezione dedicata alla collezione Bertocchi che, per la prima volta, espone 77 netsuke, statuine in avorio e legno che le donne dell’alta borghesia e della nobiltà chiamavano con orgoglio “i bottoni giapponesi”, già conosciuti a partire dal XVII secolo, che venivano usati come elemento accessorio dei kimono per ancorare oggetti come contenitori, borsellini, tabacchiere e altro. La varietà della raccolta è documentata da una vasta eterogeneità di esemplari: dagli shishi, talismani a forma di leoni canidi che allungavano la vita, agli oni intenti ad aggrapparsi a un elefante, o a un vecchio saggio che cavalca una carpa a molti altri ancora. 

C’è  poi una misteriosa armatura  di Samurai alla quale abbiamo dedicata un’ intera sala per rendere onore alla sua maestosità.

Avremmo potuto realizzare una mostra solo con queste opere! Ma davvero i visitatori troveranno altri capolavori spettacolari e usciti per la prima volta eccezionalmente dalle case dei collezionisti che le hanno prestate per questa mostra.

Un’altra sezione che consiglio è prodotta dalla casa editrice Hop!, con le opere di Loputyn, nome d’arte di Jessica Cioffi, l’illustratrice bresciana seguita come una rockstar da una vivace nicchia di hotaku appassionati di manga, che propone sei tavole originali, create per l’occasione che s’ispirano e interpretano altrettante leggende giapponesi. Ogni illustrazione presenta in chiave contemporanea un racconto e un mostro grazie allo stile che la caratterizza in maniera inequivocabile.

Consiglio questa sezione speciale alle persone più lontane dall’immaginario Manga. Le opere di Jessica ci aiutano ad avvicinarci ad un mondo a noi sconosciuto e davvero meraviglioso che dal XVIII secolo si arriva ai nostri giorni con i disegni di un’artista contemporanea.

 

D: Uno spettatore, di qualsiasi età, dovrebbe uscire dalla mostra Yōkai con…

R: Con la curiosità. Si entra senza sapere nulla e si esce con la voglia di sapere tutto – le mostre Vertigo Syndrome non hanno l’obiettivo di spiegare tutto, ma vogliono far nascere la voglia di sapere qualcosa di nuovo. La vertigine che Vertigo Syndrome vuole far provare ai propri visitatori è quella data dall’ebbrezza della scoperta. E poi, vi divertirete, ne sono sicura.

Per possessori della card Skira è prevista una riduzione sul biglietto d’ingresso, come segnalato sul sito dedicato alla mostra:

  • Presentando la card in biglietteria i possessori della card Skira potranno visitare la mostra con il biglietto ridotto € 8,00 (le riduzioni non sono cumulabili).

La riduzione sarà valida per il titolare della card, eventuali accompagnatori pagheranno il biglietto d’ingresso standard, o ridotto qualora rientrassero in una delle categorie per le quali è previsto.



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